Parlare di emozioni con i bambini non è mai semplice. Spesso mancano le parole, o manca il “gancio” giusto per entrare in sintonia con il loro mondo interiore. Eppure, il Carnevale ci offre un’occasione unica: la maschera.
Nell’immaginario comune, la maschera serve per nascondersi. Nella didattica, la maschera fa l’esatto opposto: rivela. Permette al bambino di proiettare fuori di sé sentimenti complessi, dandogli un nome e un colore.

Nella mia storia “Arlecchino e Colombina e l’Intrigo di Carnevale”, ogni tavola è pensata per essere uno specchio dell’anima. Attraverso il rito del teatro Kamishibai, possiamo aiutare i bambini a “leggere” le emozioni primarie degli altri e, di riflesso, le proprie. Vediamo come trasformare la Commedia dell’Arte in un vero e proprio laboratorio di intelligenza emotiva.
1. Il Dizionario delle Emozioni con le Maschere
Per un bambino della scuola dell’infanzia o della primaria, l’astrazione è difficile. Associare un’emozione a un personaggio concreto come Arlecchino o Pantalone rende tutto più semplice. Ecco come le emozioni primarie prendono vita nella storia:
La Tristezza (Rosaura e Flavio)
All’inizio della storia, incontriamo Rosaura e Flavio. La loro è una tristezza “dolce”, quella della mancanza. I bambini sperimentano questa emozione ogni volta che devono separarsi dai genitori al mattino o quando un amico non può giocare.
- Spunto didattico: Guardando la tavola dei due innamorati, chiediamo: “Come sono i loro occhi? Perché la tristezza a volte ci fa sentire pesanti come se avessimo un sasso nel cuore?”.
La Rabbia (Pantalone)
Pantalone è il catalizzatore della rabbia. Si infuria, urla, vuole controllare tutto e non vuole che sua figlia sia felice. È la rabbia del “mio!”, quella del possesso e della frustrazione.
- Spunto didattico: Osserviamo la mimica di Pantalone. La bocca aperta, le sopracciglia aggrottate. È importante spiegare che la rabbia di Pantalone nasce dalla paura di perdere il suo oro, insegnando ai bambini che spesso dietro un comportamento arrabbiato si nasconde un altro bisogno.

La Gioia (Arlecchino e Colombina)
Arlecchino è l’esplosione della gioia pura, mista a furbizia. È la felicità che nasce dal gioco, dallo scherzo e dal piacere di stare insieme. Insieme a Colombina, rappresenta l’emozione della complicità.
- Spunto didattico: La gioia nel finale della storia è contagiosa. Possiamo chiedere ai bambini di mimare la “risata di Arlecchino”, portando il corpo a muoversi in modo leggero e acrobatico.
La Paura e l’Incertezza (L’Intrigo)
Quando Arlecchino e Colombina tramano lo scherzo, c’è un momento di tensione/paura. E se Pantalone li scoprisse? È la paura dello sbaglio, del rimprovero.
- Spunto didattico: Come si batte la paura? Con la cooperazione. Arlecchino non è solo, ha degli amici. Questo insegna che la paura diventa piccola quando viene condivisa.
La Calma (Il lieto fine)
Dopo il caos del Carnevale, arriva la calma. Pantalone si arrende, gli innamorati si riuniscono. È il momento del respiro profondo, della risoluzione del conflitto.
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2. Perché il Kamishibai facilita l’empatia?
Il Kamishibai non è un cartone animato. Non c’è un flusso frenetico di immagini. Il potere è nelle mani della maestra che può decidere di fermare il tempo.
Quando fermiamo una tavola nel Butai, costringiamo lo sguardo del bambino a soffermarsi sui dettagli. Le mie illustrazioni d’autore sono nate con un obiettivo preciso: enfatizzare la mimica facciale. Sviluppare l’empatia significa saper “leggere” l’altro. Se un bambino impara a riconoscere la tristezza nel disegno di Rosaura, sarà più propenso a riconoscerla nel compagno di banco che è rimasto solo in giardino. Il teatro d’immagini diventa così una palestra di osservazione sociale.
3. Il ruolo del testo Bilingue nell’espressione affettiva
Spesso, usare una seconda lingua (l’inglese, nel caso del mio kit) permette ai bambini di distanziarsi dall’emozione troppo forte e di analizzarla con più curiosità. Dire “Happy” invece di “Felice” o “Sad” invece di “Triste” trasforma l’emozione in un oggetto di studio ludico. Il bilinguismo nel kit Arlecchino non è solo un esercizio linguistico, ma un ponte verso l’inclusione: tutti i bambini, indipendentemente dalla loro lingua madre, possono connettersi ai colori e alle espressioni universali delle maschere.
4. Laboratorio Pratico: “Il Teatrino delle Mie Emozioni”
Dopo la narrazione, il lavoro deve passare dalle orecchie alle mani. Ecco come utilizzare i materiali inclusi nel kit StravagArte per un percorso di 1000 sfumature emotive:
Step 1: I Burattini delle Emozioni
Ritagliate i burattini di Arlecchino, Colombina e Pantalone. Chiedete ai bambini di non limitarsi a muoverli, ma di farli parlare: “Oggi Arlecchino è triste perché ha finito la polenta. Cosa gli diciamo?”. Questo permette il transfert emotivo: il bambino parla di sé attraverso il burattino.

Step 2: Le Flashcards del Cuore
Le flashcards incluse non servono solo per imparare i nomi degli oggetti. Potete usarle per un gioco di associazione: “Quale oggetto regaleresti a Rosaura per farle passare la tristezza?”. Il ventaglio? Il mandolino? Questo stimola il problem solving emotivo.
Step 3: La Tavola dell’Emozione Mancante
Invitate i bambini a disegnare una tavola aggiuntiva per il Kamishibai: “Disegnate il momento in cui Pantalone smette di essere arrabbiato e prova gioia. Cosa vede? Chi incontra?”.

Conclusione: A Carnevale ogni emozione vale
Lavorare con le maschere significa dare ai bambini uno scudo per proteggersi, ma anche una voce per esprimersi liberamente. In un mondo che corre veloce, il teatro Kamishibai ci regala lo spazio per fermarci e chiedere: “Come ti senti oggi?”.
Non limitiamoci a festeggiare il Carnevale con una sfilata. Trasformiamolo in un viaggio dentro di noi, guidati dalla saggezza antica di Arlecchino e dalla forza dei sentimenti universali.
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