Kamishibai e accessibilità: come favorire la partecipazione in classe

Il Kamishibai può contribuire a creare un’esperienza narrativa più accessibile, perché riunisce immagini, voce, ascolto e movimento delle tavole in una situazione condivisa.

Per renderlo realmente inclusivo, però, è importante adattare tempi, ambiente, stimoli e modalità di partecipazione alle caratteristiche del gruppo.

In breve: le immagini possono offrire un riferimento comune durante la narrazione, ma non esiste una modalità di utilizzo adatta automaticamente a tutti i bambini.

L’adulto osserva il gruppo e modifica l’esperienza quando necessario.

Bambini che partecipano insieme a una narrazione Kamishibai in classe
Il Kamishibai può diventare un’esperienza condivisa con diverse modalità di partecipazione.

Che cosa significa accessibilità nel Kamishibai?

Una narrazione accessibile non richiede necessariamente che tutti i bambini guardino, ascoltino o rispondano nello stesso modo.

Significa offrire più possibilità per entrare nell’esperienza: seguire le immagini, ascoltare la voce, osservare le tavole, indicare un personaggio, scegliere un elemento o partecipare attraverso un gesto.

L’obiettivo non è semplificare automaticamente la storia, ma creare condizioni che permettano al gruppo di condividere il racconto rispettando tempi e modalità diverse.

Il ruolo delle immagini nella narrazione

Nel Kamishibai la tavola illustrata rimane visibile mentre l’adulto racconta o legge il testo.

Questo offre al gruppo un punto di riferimento comune e permette di seguire la sequenza della storia anche attraverso l’osservazione.

Le immagini, tuttavia, non sostituiscono automaticamente la comprensione del testo e non hanno lo stesso significato per ogni bambino. Possono essere utilizzate come punto di partenza per osservare, indicare, anticipare e conversare.

Come usare il Kamishibai in modo più inclusivo?

Durante la preparazione puoi osservare alcuni aspetti concreti dell’esperienza:

  • Tempo: prevedi una durata compatibile con il gruppo e inserisci pause quando servono;
  • Spazio: verifica che le tavole siano visibili e che l’ambiente non presenti distrazioni eccessive;
  • Voce: mantieni un volume adeguato ed evita variazioni improvvise non necessarie;
  • Testo: scegli una complessità adatta all’età e agli obiettivi dell’attività;
  • Partecipazione: proponi modi diversi per intervenire, senza obbligare tutti a parlare;
  • Prevedibilità: spiega brevemente come si svolgerà la narrazione prima di iniziare.

Partecipare può significare cose diverse

Un bambino può partecipare alla lettura Kamishibai:

  • ascoltando in silenzio;
  • guardando le immagini;
  • indicando ciò che riconosce;
  • scegliendo tra due possibilità;
  • anticipando un passaggio con un gesto;
  • raccontando o commentando ciò che vede.

Non è necessario pretendere la stessa risposta da tutti: anche l’osservazione e l’ascolto fanno parte dell’esperienza.

Kamishibai, BES e DSA: attenzione alle generalizzazioni

BES e DSA comprendono situazioni diverse e non indicano un unico modo di apprendere o partecipare.

Per questo non è corretto dire che il Kamishibai sia automaticamente adatto a ogni bambino con BES o DSA, né che le immagini risolvano le difficoltà di lettura.

Può invece essere inserito nella progettazione didattica come una delle possibili modalità narrative, da adattare alle necessità concrete del gruppo e del singolo bambino.

Come scegliere la storia giusta?

La scelta della storia può considerare età, durata, complessità del testo, quantità di elementi nelle immagini e obiettivo dell’attività.

Una storia breve può essere utile in alcuni contesti, mentre in altri può essere preferibile un racconto più articolato, con pause e momenti di rielaborazione.

Non esiste una storia universalmente adatta: la scelta nasce dall’incontro tra il racconto, il gruppo e il contesto in cui viene proposto.

Domande utili prima di iniziare

  • Tutti riescono a vedere le tavole?
  • Il ritmo della lettura è adatto al gruppo?
  • Sono previste pause?
  • È possibile partecipare anche senza parlare?
  • Ci sono suoni o stimoli che possono disturbare l’esperienza?
  • Posso modificare qualcosa dopo aver osservato la reazione dei bambini?

Il Kamishibai può lasciare spazio a tutti?

Il Kamishibai non è una soluzione automatica per ogni difficoltà e non funziona nello stesso modo per ogni bambino.

Può però diventare uno strumento flessibile quando l’adulto osserva il gruppo, adatta l’esperienza e riconosce che esistono diversi modi di partecipare a una storia.

Per continuare: scopri come portare il
Kamishibai a scuola
adattando tempi, immagini e modalità di partecipazione.

 

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