Accoglienza a scuola: come aiutare i bambini a sentirsi parte del gruppo
L’accoglienza a scuola non è solo il momento in cui i bambini entrano in classe.
È il modo in cui imparano a stare insieme. È il passaggio dal “sono qui” al “faccio parte di questo gruppo”.
All’inizio dell’anno, soprattutto al nido e alla scuola dell’infanzia, ogni bambino porta con sé un modo diverso di entrare nella relazione. C’è chi cerca subito gli altri, chi osserva, chi resta vicino all’adulto, chi vuole guidare il gioco, chi fatica ad aspettare, chi ha bisogno di capire le regole prima di sentirsi tranquillo.
Per questo l’accoglienza non può essere ridotta a un’attività iniziale. È un percorso fatto di piccoli gesti ripetuti: ascoltare, nominare, aspettare, condividere, rispettare uno spazio, riconoscere il posto dell’altro.
Il kamishibai può aiutare molto, perché offre al gruppo una storia comune da guardare e ascoltare insieme. Non mette subito i bambini al centro della scena, ma li accompagna dentro una narrazione condivisa. E da lì diventa più semplice parlare di appartenenza, regole, inclusione e fiducia.
Una storia kamishibai crea gruppo perché dà ai bambini qualcosa da condividere.
Una tavola da guardare, una voce da seguire, un personaggio in cui riconoscersi, una domanda da portare nella vita quotidiana.

Che cosa significa “sentirsi parte del gruppo”
Un bambino non si sente parte del gruppo solo perché è fisicamente presente.
Si sente parte del gruppo quando capisce che può esserci con il suo carattere, i suoi tempi, le sue preferenze e le sue difficoltà. Quando sente che il suo posto non dipende dall’essere identico agli altri. Quando le regole non sono solo divieti, ma modi per stare meglio insieme.
Nei primi giorni di scuola, questo lavoro passa attraverso situazioni molto concrete:
- entrare in una stanza e sapere cosa fare;
- ascoltare una storia insieme agli altri;
- aspettare il proprio turno;
- accorgersi se qualcuno resta fuori;
- riconoscere che non tutti hanno gli stessi gusti o gli stessi tempi;
- imparare che una regola serve al gruppo, non solo all’adulto.
Il kamishibai aiuta perché trasforma questi temi in immagini e racconto. I bambini non ricevono una spiegazione astratta: vedono una situazione, seguono un personaggio, osservano una conseguenza.
Partire da una storia prima di chiedere al gruppo di funzionare

Spesso chiediamo ai bambini di stare bene insieme prima ancora di aver costruito un linguaggio comune.
“Non spingere.”
“Aspetta il tuo turno.”
“Fallo giocare.”
“Non lasciarla fuori.”
Sono richieste giuste, ma per diventare davvero significative hanno bisogno di un contesto. Una storia può creare proprio quel contesto.
Quando un bambino vede una formica che spinge e crea confusione, capisce meglio perché aspettare può servire. Quando vede una farfalla lasciata fuori perché diversa, riconosce subito l’ingiustizia. Quando vede due topi che vivono in mondi diversi, può intuire che stare insieme non significa essere uguali.
È qui che il kamishibai diventa uno strumento prezioso: non sostituisce il lavoro educativo dell’adulto, ma lo rende più visibile, più leggero e più comprensibile.
Spunto semplice da usare dopo una lettura kamishibai:
“Che cosa ha aiutato i personaggi a stare meglio insieme?”
La domanda è breve, ma apre una conversazione su regole, amicizia, rispetto e posto di ciascuno.
Quando il gruppo è fatto di mondi diversi
Ogni gruppo è fatto di differenze.
Alcune sono evidenti: provenienze, lingue, abitudini familiari, esperienze precedenti. Altre si vedono meno, ma incidono molto sulla vita di classe: c’è chi ama il movimento e chi preferisce la calma, chi parla subito e chi ha bisogno di tempo, chi vuole decidere e chi si lascia guidare.
Il Topo di Qui e il Topo di Là – Una Storia a Metà Strada è una storia kamishibai particolarmente adatta per lavorare su questo aspetto dell’accoglienza.

I due topi non vivono nello stesso modo. Hanno gusti diversi, ritmi diversi, ambienti diversi. All’inizio la differenza sembra una distanza. Poi diventa una possibilità: costruire una strada in mezzo, uno spazio dove nessuno dei due deve sparire.
Per un gruppo classe, questa immagine è molto utile. Non tutti devono diventare uguali per stare bene insieme. Un gruppo accogliente non cancella le differenze: impara a tenerle dentro una relazione.
Quando usarla: nei primi giorni di scuola, quando arriva un bambino nuovo, quando vuoi parlare di differenze, abitudini, ascolto e spazio comune.
Quando qualcuno rischia di restare fuori
In un gruppo di bambini, l’esclusione non sempre è evidente.
A volte qualcuno resta fuori da un gioco. A volte non viene scelto. A volte viene accolto solo se si adatta. A volte il gruppo, senza cattiveria consapevole, decide che c’è posto solo per chi somiglia di più agli altri.
Le Tre Farfalle e il Giardino dell’Accoglienza lavora in modo diretto su questo nodo educativo.
Tre farfalle diverse cercano riparo. Alcuni fiori accolgono solo chi ha lo stesso colore. Le farfalle, però, non accettano di separarsi. La storia rende molto chiaro un concetto fondamentale: la vera accoglienza non seleziona solo chi è più simile a noi.

Se una resta fuori, nessuna entra.
Questa frase può diventare un riferimento molto forte per la vita del gruppo. Non come slogan appeso al muro, ma come criterio concreto: quando giochiamo, quando scegliamo, quando ci organizziamo, qualcuno sta restando fuori?
Quando usarla: per parlare di inclusione, amicizia, solidarietà, diversità e piccoli episodi di esclusione nel gruppo.
Quando le regole servono a non perdere nessuno
Per costruire un gruppo accogliente, non bastano le buone intenzioni.
Servono anche routine chiare. I bambini piccoli hanno bisogno di capire come si entra, come si aspetta, come ci si muove, come si rispetta lo spazio dell’altro.
Questo non significa rendere tutto rigido. Significa dare al gruppo una forma che protegge tutti.
Formiche in Fila | Storia kamishibai bilingue italiano/inglese con burattini, flashcards e materiali educativi stampabili è una storia perfetta per questo lavoro, soprattutto al nido e alla scuola dell’infanzia.
La fila è una routine quotidiana, ma dentro ci sono apprendimenti enormi: rispettare il turno, non spingere, riconoscere chi viene prima e chi viene dopo, camminare insieme, non perdere il ritmo del gruppo.
Raccontata con il kamishibai, la regola non arriva come un comando isolato. Diventa una scena. I bambini vedono cosa succede quando ognuno pensa solo ad arrivare prima e cosa cambia quando il gruppo trova un ordine condiviso.
La fila non serve a stare fermi e basta.
Serve a camminare insieme, rispettare il posto degli altri e arrivare tutti più lontano.
Tre bisogni, tre storie per cominciare
Se il tuo obiettivo è aiutare i bambini a sentirsi parte del gruppo, puoi partire da una domanda molto semplice: di che cosa ha più bisogno questo gruppo in questo momento?
| Bisogno del gruppo | Storia kamishibai consigliata | Perché è utile |
|---|---|---|
| Il gruppo deve conoscersi e accogliere differenze di abitudini, tempi o provenienze. | Il Topo di Qui e il Topo di Là – Una Storia a Metà Strada | Aiuta a costruire uno spazio comune senza cancellare le differenze. |
| C’è bisogno di parlare di inclusione, amicizia e rischio di lasciare fuori qualcuno. | Le Tre Farfalle e il Giardino dell’Accoglienza | Rende visibile la differenza tra accogliere tutti e accogliere solo chi ci somiglia. |
| Il gruppo deve lavorare su fila, turni, spazi, routine e regole comuni. | Formiche in Fila | Trasforma una routine quotidiana in una storia su collaborazione e posto di ciascuno. |
Come non trasformare l’accoglienza in una predica
Quando si lavora su temi importanti, il rischio è spiegare troppo.
I bambini però non hanno bisogno di una lezione sull’accoglienza. Hanno bisogno di vedere che cosa succede quando qualcuno viene ascoltato, quando qualcuno viene escluso, quando una regola protegge il gruppo, quando una differenza non diventa un problema.
Il kamishibai permette di fare proprio questo. La storia arriva prima della spiegazione. L’immagine apre la conversazione. L’adulto non deve forzare: può osservare le reazioni, raccogliere parole, fare una domanda, tornare alla tavola quando serve.
Questo è importante anche per la Regola del “lo provo domani”: un contenuto utile non deve consegnare un laboratorio completo e chiuso, ma deve dare un orientamento concreto. La storia kamishibai resta il cuore dell’esperienza.
Un piccolo criterio per scegliere bene
Prima di scegliere una storia per l’accoglienza, prova a completare questa frase:
In questo momento il mio gruppo ha bisogno di imparare a…
Se la risposta è “conoscersi senza giudicarsi”, puoi partire dal Topo di Qui e il Topo di Là.
Se la risposta è “non lasciare fuori nessuno”, puoi scegliere Le Tre Farfalle e il Giardino dell’Accoglienza.
Se la risposta è “rispettare turni, spazi e routine”, Formiche in Fila è la porta più concreta.
Da lì, il kamishibai fa il suo lavoro: apre la scena, mette il gruppo in ascolto e permette ai bambini di entrare in una storia che parla anche di loro, senza obbligarli a esporsi subito.
Continua il percorso Accoglienza
Questo articolo fa parte dell’ecosistema StravagArte dedicato all’accoglienza con il kamishibai. Puoi continuare il percorso partendo dalla guida principale o dagli approfondimenti sulle singole storie.
Guida principale sull’accoglienza
Per avere una visione completa delle 7 storie kamishibai StravagArte collegate al tema accoglienza.
Qui c’è posto anche per te
Per approfondire il tema dell’accoglienza tra mondi diversi con Il Topo di Qui e il Topo di Là.
Accogliere tutti, non solo chi ci somiglia
Per lavorare su inclusione, amicizia e solidarietà con Le Tre Farfalle e il Giardino dell’Accoglienza.
Accoglienza, regole e fila
Per scoprire come una routine quotidiana può diventare una storia su gruppo, turni e collaborazione.
Vuoi scegliere una storia kamishibai per costruire il gruppo?
Parti dal bisogno dei bambini: conoscersi, non lasciare fuori nessuno, rispettare turni e spazi. Il kamishibai può trasformare questi passaggi in racconto, ascolto e partecipazione.
Aiutare i bambini a sentirsi parte del gruppo non significa avere subito un gruppo ordinato e perfetto. Significa costruire occasioni in cui ciascuno possa riconoscere il proprio posto, vedere quello degli altri e scoprire che stare insieme è qualcosa che si impara.
Con il kamishibai, questo percorso può cominciare da una storia.
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