Qui c’è posto anche per te: una storia kamishibai per accogliere chi arriva da un mondo diverso
Ci sono bambini che entrano in un gruppo e hanno bisogno di capire una cosa prima di tutto: qui posso esserci anch’io?
Non sempre lo chiedono a parole. A volte lo fanno restando vicino all’adulto. A volte osservando gli altri prima di avvicinarsi. A volte parlando tantissimo, per riempire l’imbarazzo. A volte facendo fatica ad accettare regole e abitudini che non conoscono ancora.
Il tema dell’accoglienza comincia spesso da qui: dal bisogno di trovare un posto senza dover cancellare ciò che si porta con sé.
Per questo Il Topo di Qui e il Topo di Là – Una Storia a Metà Strada è una storia kamishibai così utile per i progetti di accoglienza a scuola, al nido, in biblioteca e nei percorsi educativi sul gruppo.
Non racconta semplicemente la differenza tra città e campagna. Racconta che due mondi diversi possono incontrarsi senza che uno debba vincere sull’altro.

Il punto non è scegliere tra Qui e Là.
Il punto è scoprire se possiamo costruire insieme un posto nuovo, dove ciascuno porti qualcosa di sé.
Una storia kamishibai sull’accoglienza, non solo una favola sui topi
La storia parte da una situazione molto semplice: due topi vivono in mondi diversi.
Il Topo di Qui ama il suo ambiente, i suoi ritmi, i suoi sapori, i suoi silenzi. Il Topo di Là ama la vita veloce, le luci, il movimento, le abitudini raffinate del suo mondo.
Quando provano a visitarsi, qualcosa non funziona. Ognuno guarda il mondo dell’altro con i propri occhi. Quello che per uno è bello, per l’altro è scomodo. Quello che per uno è normale, per l’altro è strano.
È una situazione che i bambini capiscono molto bene, perché nel gruppo succede continuamente.
- C’è chi ama il gioco movimentato e chi si spaventa quando c’è troppo rumore.
- C’è chi vuole decidere subito e chi ha bisogno di osservare.
- C’è chi conosce già le abitudini della scuola e chi deve impararle piano piano.
- C’è chi arriva da un altro ambiente, da un’altra lingua, da un’altra routine familiare.
- C’è chi non è “nuovo”, ma si sente comunque diverso dagli altri.
In questa storia, la differenza non viene trattata come un difetto da correggere. Diventa il punto da cui partire per imparare ad ascoltarsi.
Accogliere non significa rendere tutti uguali
A volte, senza volerlo, quando accogliamo chiediamo all’altro di adattarsi subito.
“Qui facciamo così.”
È una frase normale, e a scuola le regole servono. Ma se l’accoglienza si ferma lì, rischia di diventare solo inserimento: il bambino entra, ma deve lasciare fuori tutto il resto.
La storia del Topo di Qui e del Topo di Là apre invece una possibilità più interessante: fare spazio alle differenze senza perdere il senso del gruppo.
Non vuol dire che ognuno faccia quello che vuole. Vuol dire che il gruppo può imparare a riconoscere gusti, tempi, abitudini e bisogni diversi.
Questa è la forza educativa della storia:
non bisogna essere uguali per stare bene insieme. Bisogna imparare ad ascoltarsi, rispettarsi e cercare una strada comune.
Il “posto a metà strada” come immagine per il gruppo classe

In un percorso di accoglienza, l’immagine del posto a metà strada è molto potente.
Non è il posto di uno solo. Non è il territorio di chi arriva prima. Non è lo spazio dove il più forte decide e gli altri si adattano. È un luogo costruito insieme.
Per i bambini questa immagine è concreta. Possono immaginare una strada, un ponte, un tavolo, una festa, una casa aperta, un prato dove arrivano topi da luoghi diversi.
È proprio qui che il kamishibai diventa prezioso: l’immagine grande aiuta a vedere un concetto che, detto soltanto a parole, rischierebbe di restare astratto.
Quando la tavola mostra i due mondi e poi il loro incontro, i bambini non stanno ascoltando una spiegazione sull’accoglienza. La stanno guardando.
Quando usare questa storia
Il Topo di Qui e il Topo di Là – Una Storia a Metà Strada è particolarmente adatta quando il gruppo ha bisogno di lavorare su differenze, ascolto e convivenza.
| Situazione educativa | Perché la storia è adatta |
|---|---|
| Arriva un bambino nuovo nel gruppo | Aiuta a parlare di ingresso, spaesamento, abitudini diverse e costruzione di uno spazio comune. |
| Il gruppo fatica ad accettare modi diversi di essere | Mostra che diverso non significa sbagliato e che ogni mondo ha qualcosa da portare. |
| Ci sono piccoli conflitti tra bambini con gusti o ritmi diversi | Permette di parlare di ascolto, rispetto e mediazione senza fare prediche. |
| Si lavora su città, campagna, ambienti, suoni e abitudini | La storia offre un confronto narrativo tra mondi diversi, mantenendo il cuore sullo stare bene insieme. |
| Si vuole introdurre un percorso di educazione civica | Tocca temi come convivenza, ascolto, rispetto delle differenze e costruzione di soluzioni comuni. |
Una domanda semplice da portare dopo la lettura
Il PES StravagArte chiede che ogni contenuto lasci un’idea concreta, qualcosa che una maestra possa pensare di provare davvero. Senza trasformare l’articolo in un laboratorio completo gratuito, una domanda può bastare per aprire un buon lavoro.
Dopo la lettura, puoi chiedere:
“Che cosa potremmo mettere in un posto a metà strada, dove tutti riescano a stare bene?”
Le risposte dei bambini possono essere molto semplici: giochi, cuscini, colori, silenzio, musica, amici, regole, cibo, una porta aperta.
Non serve guidare troppo. Il valore sta nel far emergere l’idea che un gruppo non è già pronto: si costruisce.
Accoglienza e mediazione: una competenza piccola solo in apparenza
La mediazione non è una parola da adulti lontana dai bambini.
I bambini mediano ogni giorno, anche quando non lo sanno: quando scelgono a cosa giocare, quando decidono chi sta davanti, quando si dividono un materiale, quando devono accettare che non tutti vogliono fare la stessa cosa.
Il Topo di Qui e il Topo di Là permette di raccontare questa competenza in modo narrativo.
All’inizio ciascuno guarda il mondo dell’altro dal proprio punto di vista. Poi arriva il momento in cui la relazione diventa più importante della vittoria. Non serve dimostrare che un mondo è migliore. Serve trovare un modo per restare amici.
Per questo la storia è utile anche nella scuola primaria: può aprire conversazioni su punti di vista, compromesso positivo, rispetto, convivenza e soluzioni condivise.
Perché il kamishibai rende tutto più chiaro
Il kamishibai è particolarmente efficace con questa storia perché rende visibili i contrasti.
Qui e Là non sono solo parole. Diventano tavole, colori, spazi, movimenti, dettagli. I bambini vedono il passaggio da un mondo all’altro e possono confrontare ambienti, abitudini, suoni, cibi e ritmi.
La storia non resta ferma sulla pagina. Entra nel teatrino, si mostra una tavola alla volta e accompagna il gruppo dentro il confronto.
Questo ritmo aiuta anche i bambini che hanno bisogno di appigli visivi per seguire la narrazione. E permette all’adulto di fermarsi su una scena, raccogliere un commento, tornare a una frase, osservare le reazioni del gruppo.
Il kamishibai è la casa di questa esperienza: non solo una storia da leggere, ma un racconto da guardare insieme, con tempi, attesa e partecipazione.
Dal bambino nuovo al gruppo intero

Una storia sull’accoglienza non serve solo al bambino che arriva.
Serve anche al gruppo che accoglie.
Perché accogliere non significa soltanto dire “vieni”. Significa imparare che l’altro può portare qualcosa che non conosco. Significa fare spazio senza perdere se stessi. Significa accettare che il gruppo cambi un po’ quando arriva qualcuno di nuovo.
Questa è una delle parti più importanti del lavoro educativo: l’accoglienza non è un gesto gentile fatto da chi è già dentro verso chi arriva da fuori. È una trasformazione reciproca.
Il Topo di Qui cambia. Il Topo di Là cambia. E il posto a metà strada nasce proprio perché entrambi accettano di spostarsi un poco.
Collegamenti utili per continuare il percorso
Questo articolo fa parte dell’ecosistema StravagArte dedicato all’accoglienza con il kamishibai. Puoi continuare il percorso attraverso gli altri approfondimenti collegati.
Guida principale: accoglienza a scuola con il kamishibai
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Per ragionare sui primi giorni, sul gruppo e su come aiutare i bambini a sentirsi parte di un’esperienza comune.
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Il Topo di Qui e il Topo di Là – Una Storia a Metà Strada è una storia kamishibai bilingue italiano/inglese con tavole illustrate A3, burattini, flashcards e materiali educativi stampabili.
È pensata per parlare ai bambini di amicizia, accoglienza, inclusione, ascolto, rispetto e differenze.
Scopri la storia kamishibai
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Accogliere non significa scegliere tra Qui e Là. Significa costruire, insieme, un posto dove ciascuno possa portare qualcosa del proprio mondo.
Con il kamishibai, questo posto comincia da una storia condivisa.
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