Kamishibai e inclusione: come adattare la narrazione a bisogni diversi
Il Kamishibai può essere adattato per creare esperienze narrative più accessibili e partecipative, ma non esiste una modalità identica e adatta indistintamente a tutti i bambini.
L’adulto può osservare il gruppo e modificare tempi, ambiente, immagini, stimoli e modalità di partecipazione in base alle caratteristiche dei bambini e agli obiettivi dell’attività.
In breve: inclusione non significa fare tutti la stessa cosa nello stesso modo.
Significa offrire diverse possibilità di accesso e partecipazione alla stessa esperienza narrativa.

Che cosa significa usare il Kamishibai in modo inclusivo?
Usare il Kamishibai in modo inclusivo non significa sostenere che lo strumento sia automaticamente adatto a ogni bambino o a ogni situazione.
Significa progettare l’esperienza lasciando spazio a tempi diversi, modalità comunicative differenti e livelli di partecipazione non uguali.
Un bambino può ascoltare, osservare, indicare, scegliere, mimare, muovere una tavola oppure partecipare semplicemente rimanendo dentro il ritmo della storia.
Partecipare non significa necessariamente parlare
Durante una narrazione Kamishibai, la partecipazione può assumere forme diverse:
- guardare le immagini;
- ascoltare il racconto;
- indicare un personaggio o un elemento;
- scegliere tra due possibilità;
- anticipare un passaggio con un gesto;
- utilizzare immagini, oggetti o simboli;
- rispondere verbalmente, quando lo desidera o quando è in grado di farlo.
Quali aspetti della narrazione si possono adattare?
Prima di modificare la storia, può essere utile osservare l’esperienza nel suo insieme.
- Visivo: dimensione delle immagini, contrasto, distanza e quantità di elementi;
- Uditivo: volume della voce, suoni, variazioni improvvise e silenzi;
- Temporale: durata, pause, ritmo e prevedibilità;
- Ambientale: disposizione dello spazio, luce, rumori e possibilità di movimento;
- Partecipazione: possibilità di ascoltare, scegliere, indicare, muovere o osservare.
Non esiste una modifica valida per ogni gruppo: ciò che aiuta in una situazione può non essere utile in un’altra.
Tempi, pause e prevedibilità
Per alcuni gruppi può essere utile sapere in anticipo come si svolgerà la narrazione.
- mostrare il teatrino e le tavole prima di iniziare;
- spiegare brevemente che cosa succederà;
- mantenere un ritmo riconoscibile;
- inserire pause quando il gruppo ne ha bisogno;
- prevedere la possibilità di interrompere o riprendere l’attività.
La prevedibilità può rendere più semplice seguire l’esperienza, ma va sempre calibrata sulle persone presenti e sul contesto.
Come scegliere la storia e il testo?
La scelta può tenere conto dell’età, della durata, della complessità della trama e degli obiettivi dell’attività.
Un testo più breve o più essenziale non è automaticamente “il testo per un bambino con una determinata diagnosi”. È semplicemente una possibile modalità di adattamento narrativo.
L’insegnante può scegliere una versione più articolata o più semplice in base al gruppo, al momento della giornata e al tipo di esperienza che desidera proporre.
Non esiste una strategia universale
BES, DSA, autismo, disabilità e difficoltà comunicative non descrivono situazioni tutte uguali.
Anche bambini con la stessa definizione possono avere preferenze, tempi, modalità comunicative e necessità molto diverse.
Per questo il Kamishibai non va presentato come una soluzione garantita, ma come uno strumento che l’adulto può osservare, provare e adattare con attenzione.
Il contributo del Kamishibai all’esperienza del gruppo
Il Kamishibai mette le immagini al centro della situazione narrativa e crea un riferimento condiviso per il gruppo.
Questo può offrire all’adulto diverse occasioni per osservare come i bambini guardano, ascoltano, aspettano, scelgono e partecipano.
Il valore inclusivo non sta nel fare partecipare tutti nello stesso modo, ma nel costruire condizioni in cui ciascuno possa trovare una modalità possibile di presenza.
Kamishibai e inclusione: da dove cominciare?
Puoi iniziare osservando il gruppo e ponendoti alcune domande semplici:
- Quanto deve durare l’attività?
- Quali stimoli possono facilitare o complicare l’esperienza?
- Quali modalità di partecipazione posso offrire?
- La storia è adatta all’età e al contesto?
- Che cosa posso modificare dopo aver osservato il gruppo?
Da queste osservazioni può nascere una narrazione più flessibile, rispettosa e realmente partecipata.
Per approfondire: nella nostra
guida al Kamishibai a scuola
trovi idee per progettare esperienze narrative più accessibili e partecipate.
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